La concia delle pelli

Come avviene il processo della concia delle pelli oggi? Scopriamo insieme come e dove si svolgono le fasi di lavorazione. Quali sono i principali poli conciari in Italia e la differenza tra cuoio e pelle.

La concia delle pelli

Tutti custodiamo, o abbiamo custodito, gelosamente nel nostro armadio un capo di pelle. Ognuno di noi può usufruire di migliaia di prodotti fatti di pelle, ma sappiamo davvero riconoscerne il valore? Scopriamo insieme il frutto di prove, tentativi, errori e traguardi che durano millenni.

La concia delle pelli

La pelle è materiale organico e fin dall’antichità i nostri antenati si sono dovuti adoperare per il suo mantenimento. La pelle infatti, se non trattata celermente, va incontro al processo di putrefazione. Così i nostri avi compresero ben presto che, immergere la pelle in una pozza d’acqua, subito dopo averla staccata dall’animale, ne avrebbe favorito la conservazione.

Il conciatore del medioevo

Durante il Medioevo, per via della forte espansione commerciale euroasiatica e grazie alla via della seta, il settore manifatturiero crebbe di importanza e con esso la figura del conciatore si trasformò in un vero e proprio mestiere. I conciatori medioevali svolgevano la propria attività nei pressi di qualche corso di acqua, perché utilizzavano una concia a base di acqua e altri materiali organici. Foglie o cortecce, ricche di tannini, sostanze fondamentali per proteggere la pelle dallo stato di decomposizione. Il procedimento era molto lungo e quindi la pelle conciata pronta da utilizzare rimaneva comunque un prodotto di lusso e non per tutti. Il conciatore medioevale

Per facilitarci nella spiegazione del procedimento della concia delle pelli, suddividere i vari step in fasi. Vediamole insieme.

FASE 1. La prima importante fase è la conservazione della pelle ed è il primo trattamento che la pelle riceve. Appena staccata dall’animale, per evitare l’espansione di batteri e l’inizio della decomposizione, la pelle viene impregnata di sale marino per poi essere essiccata. Questa fase permette l’eliminazione di tutti i liquidi ed è fondamentale perché la pelle non deperisca, durante il tragitto che la separa dalla conceria dove verrà trasformata.

Lavorazioni di riviera

FASE 2. Prima di iniziare la concia vera e propria si ha una fase che viene chiamata lavorazioni di riviera. Questa si compone di più processi interni: il rinverdimento e il calcinaio. Con la prima la pelle viene riportata alla sua forma originale e gli vengono restituiti i liquidi persi nelle prime fasi di conservazione.  Con la seconda la pelle viene immersa nella calce, favorendo la depilazione della stessa e l’eliminazione delle proteine in eccesso. Queste lavorazioni avvengono nei bottali.

FASE 3. La terza fase è caratterizzata dall’utilizzo di macchinari che si occupano di due lavorazioni. La scarnatura, dove la pelle viene pressata per diventare uniforme. La spaccatura, grazie alla quale la pelle viene divisa orizzontalmente in due parti (il fiore e la crosta).

La concia delle pelli

FASE 4. Da qui inizia la fase di concia delle pelli vera e propria. La pelle viene immersa in sostanze che hanno sia il compito di bloccare la decomposizione, sia l’incarico di renderla impermeabile all’acqua, all’aria e al vapore. Durante la fase di concia, la pelle viene decalcinata, messa in macerazione e poi affronta la fase del piclaggio (dall’inglese “pickle” = sottaceto), ovvero l’abbassamento del pH da 7 a 4 che le permette di assorbire meglio le sostanze che verranno utilizzate nella fase successiva.

FASE 5. La pelle conciata, a questo punto, subisce una seconda concia, detta riconcia, sempre nel bottale, con lo scopo di renderla ancora più densa e resistente.

FASE 6. La tintura, che può essere applicata in più modi: tramite l’utilizzo del bottale e quindi l’immersione nella tinta, oppure spruzzata tramite spray o tamponata.

Post-concia

FASE 7. La fase post concia è l’asciugatura delle pelli prima della lavorazione finale. Questa può avvenire: a vento, in chiodatura (la pelle viene chiodata a dei telai e poi essiccata), oppure in catena (la pelle viene appesa in aria
e lasciata asciugare).

FASE 8. L’ultima parte del procedimento racchiude tutte fasi estetiche. Si trasforma quindi la pelle conciata nel prodotto finale di utilizzo. Tra queste citiamo: la stiratura, che dona una pelle piatta e liscia da lavorare; e la lucidatura.

Abbiamo visto come la concia abbia origini preistoriche, di conseguenza è lo per il mestiere di conciatore.

Oltre ad essere uno dei mestieri più antichi al mondo, si tratta anche di un’attività lavorativa che è sempre stata molto intensa e pesante a livello fisico. Il conciatore, infatti, doveva possedere grandi doti fisiche per movimentare grossi carichi o scorticare il bestiame.

Grazie al progresso chimico e industriale è riuscita ad accorciare drasticamente i tempi per la produzione di pelle pronta all’utilizzo.

Oggi grazie all’innovazione tecnologica, i tempi necessari alla concia delle pelli si sono drasticamente accorciati. Con il progresso industriale e chimico il requisito fondamentale del conciatore, non è più la forza fisica, ma la precisa consapevolezza di tutta la fase produttiva.

Partendo dalla selezione delle materie prime, per arrivare alla conoscenza approfondita del settore chimico e delle sostanze utilizzate per la concia delle pelli.

Per capire il vero significato di questa attività, è il caso di fare di nuovo un salto indietro nel passato e risalire all’etimologia: conciare deriva dal latino comptus “adornato” – “elegante” e dal verbo comptiare “adornare”.

Nel medioevo, con la crescente attività conciaria, si iniziò ad usare il verbo comptiare associandolo a quella che era la lavorazione della pelle, che da grezza sarebbe poi diventata un materiale di ornamento e pregio.

Conciare quindi indica tutto il procedimento atto alla trasformazione del pellame grezzo in prodotto finito, un prodotto che da grezzo viene adornato, di sostanze e pratiche, per divenire un prodotto di qualità.

L’industria conciaria italiana vanta grandi numeri in tutto il mondo. La qualità della pelle e l’esperienza millenaria ha portato la nostra penisola ad essere uno dei maggiori produttori ed esportatori di pelle in tutto il globo. L’Italia infatti detiene il 66% delle esportazioni di pelle in Europa e il 23% nel mondo!

I poli conciari italiani si sono sempre distinti per il loro sviluppo tecnologico costante, una qualità elevata del prodotto finito e una sempre e maggiore attenzione nei confronti dell’ambiente.

Quali sono i principali poli conciari italiani? Partendo da nord troviamo il polo conciario Lombardo, il più piccolo tra gli italiani, che si occupa prevalentemente di trattare piccole pelli per il settore calzaturiero. Presso il polo conciario Veneto ad Arzignano, secondo polo italiano per numero di stabilimenti, si trattano principalmente pelli medio/grandi destinate all’imbottito, alla calzatura e alla pelletteria.

Il polo conciario più grande per numero di stabilimenti è il polo Toscano con 521 imprese all’attivo. Si occupa di pelli medio grandi per tutti i settori, tra cui quello dell’alta moda.

L’ultimo polo conciario lo troviamo in Campania, un piccolo distretto specializzato nella concia di piccole pelli ovine e caprine destinate al settore dell’abbigliamento e pelletteria.

PELLE CONCIATA

PELLE CONCIATA

Con il boom economico post seconda guerra mondiale è stata introdotta la tecnica di concia più utilizzata in tutto il mondo, la concia al cromo trivalente. Tramite questo tipo di concia si possono trattare tutte le pelli (bovine, ovine, suine), e il suo vero punto di forza sta nella velocità: infatti occorrono massimo 24 ore di concia anche per le pelli più spesse.

Tramite la fase del piclaggio, di cui abbiamo fatto cenno sopra, si abbassa il pH della pelle, in modo che il cromo trivalente presente nella concia riesca a penetrarla agendo in maniera efficace.

Dopo la concia al cromo le pelli si presentano di un colore azzurro/blu, da qui il nome wet blue utilizzato per definire la pelle in questa specifica fase di lavorazione, che permette una tintura facile, uniforme e performante.

LA PELLE CONCIATA AL VEGETALE

PELLE CONCIATA AL VEGETALE

La pelle conciata al vegetale subisce le stesse fasi di trattamento di sempre, con la differenza che le sostanze che andranno a comporre la concia saranno esclusivamente naturali (alberi, foglie, fiori) e, di conseguenza, ricche di tannini.

I tannini sono sostanze naturali antiossidanti, sprigionati dalla macerazione di materiale organico. Tra questi le foglie, che preservano i tessuti dalla decomposizione e svolgono un’azione antibatterica naturale.

Perché allora la concia al cromo è la più utilizzata? Purtroppo i tempi di produzione della concia vegetale non sono così celeri, e i costi di produzione ancora maggiori rispetto alla concia al cromo.

DIFFERENZA TRA CUOIO E PELLE

Spesso vi è un po’ di confusione tra i termini più utilizzati all’interno del settore pelle, come ad esempio quella che si crea nel consumatore finale tra la parola cuoio e la parola pelle. La maggioranza delle persone crede che il cuoio sia un tipo di pelle diverso dalle altre perché molto rigido e duro, ma in realtà non è così.

Con la parola pelle si intende tutto il materiale organico derivante dall’epidermide animale. Grezzo o conciato non importa, con concia al cromo o vegetale non fa alcuna differenza. Con il termine pelle si indica tutto ciò che viene prodotto dalla filiera conciaria.

Quando si utilizza il termine cuoio, allo stesso modo, si ha la certezza che si tratti
di una pelle trattata esclusivamente con concia vegetale, con una particolare durezza e rigidità per cui viene destinata al settore calzaturiero (ad esempio per le suole) o alla pelletteria (per le cinture o altri accessori). Per praticità si potrebbe definire cuoio conciato, in modo da dare il messaggio corretto al consumatore finale, ovvero che sempre pelle conciata si tratta.

 

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